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Nota importante sulla sicurezza: avviso di tentativo di frode a nome di DWS

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Di­soc­cu­pa­zio­ne USA sta­bi­le, ner­vi a fior di pel­le

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05/12/2025

Il divario crescente tra i dati ufficiali e il sentiment dei lavoratori evidenzia l’impatto dell’ansia tecnologica.

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Le transizioni guidate dalla tecnologia o dal commercio raramente sono indolori. L’intelligenza artificiale (AI) sarà l’eccezione? A un primo sguardo, il tasso di disoccupazione statunitense — stabile al 4,4% — dovrebbe rassicurare. Osservando più da vicino, il quadro appare però più ambiguo. Il nostro Grafico della Settimana racconta due storie. La disoccupazione è rimasta quasi immutata dal 2021. La crescita dell’occupazione è rallentata dopo le elezioni presidenziali del 2024, ma la maggior parte degli indicatori suggerisce un deterioramento graduale, non brusco. Tuttavia, con controlli più rigidi sull’immigrazione, i tassi di disoccupazione raccontano meno del solito. Cambiamenti simultanei nelle politiche commerciali e migratorie, implementati con scarso preavviso, rischiano infatti di generare squilibri strutturali e un ampliamento dei differenziali salariali tra settori.

Curiosamente, queste divergenze settoriali non sono l’elemento centrale. A preoccupare, invece, è l’aumento del pessimismo tra gli americani in età lavorativa. La seconda curva del nostro grafico misura l’aspettativa occupazionale netta tra chi si aspetta di perdere il lavoro entro 12 mesi e chi ritiene che, se perdesse l’impiego attuale oggi, riuscirebbe a trovarne un altro entro 3 mesi. Storicamente, questo indicatore delle aspettative dei lavoratori ha rispecchiato da vicino l’andamento del tasso di disoccupazione. Oggi, invece, i lavoratori appaiono sempre più ansiosi riguardo alle proprie prospettive, nonostante i livelli di disoccupazione rimangano contenuti.

A nostro avviso, questo segnala qualcosa di più profondo. L’AI potrebbe essere la parola chiave dell’anno, ma per ora le prove del suo impatto economico sui luoghi di lavoro statunitensi — per non parlare della produttività aggregata — restano vaghe. Al contrario, è l’incertezza legata all’AI, più che i suoi algoritmi, a influenzare il sentiment. La sola prospettiva di un cambiamento tecnologico — amplificata da licenziamenti molto mediatici e da un’incertezza macroeconomica persistente — ha alimentato una sensazione diffusa di fragilità. Il recente shutdown del governo statunitense, che ha ritardato la pubblicazione dei dati occupazionali di settembre (ora diffusi), ha aggiunto ulteriore incertezza. Sebbene i dati ritardati mostrino variazioni minime nella disoccupazione, gli indicatori soggettivi di insicurezza occupazionale dei lavoratori hanno continuato a crescere.

Le implicazioni per le politiche economiche potrebbero essere rilevanti. Come ricordava già tre decenni fa lo storico dell’economia e Premio Nobel Joel Mokyr, “Il progresso tecnologico riduce la ricchezza di chi possiede capitale (reale o umano) legato alla vecchia tecnologia e difficilmente trasferibile alla nuova con rapidità.” Spesso sono le aspettative su ciò che le nuove tecnologie potrebbero fare — più del loro impatto effettivo — a guidare i comportamenti.

Non sono i numeri a togliere il sonno alle persone, ma l’incertezza su ciò che accadrà dopo”, commenta Christian Scherrmann, U.S. Economist di DWS. Nel 2026 e oltre, il vero impatto dell’AI potrebbe riguardare meno i posti di lavoro che sostituisce oggi e più l’incertezza che dissemina sul futuro. Il divario tra percezione e realtà diventa esso stesso una forza in grado di influenzare le risposte dei policymaker e delle imprese.

Le aspettative di perdere il lavoro stanno aumentando, anche se il tasso di disoccupazione misurato è rimasto in gran parte stabile.

Fonti: Federal Reserve Bank of New York, Haver Analytics, DWS Investment GmbH al 30/11/25

*Aspettativa netta: aspettativa di perdita del lavoro nei prossimi 12 mesi meno la fiducia di trovare un nuovo impiego entro 3 mesi (se la perdita del lavoro avvenisse oggi)

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